- Il Pacifico equatoriale è entrato in una fase attiva del fenomeno meteo El Niño con una velocità senza precedenti nei modelli climatologici. Noaa attribuisce una probabilità dell'82% all'insorgenza ufficiale tra maggio e luglio 2026, che sale al 96% in inverno, con il rischio di un evento di intensità eccezionale, il cosiddetto Super El Niño.
- Il Canale di Panama riduce il pescaggio massimo dal 3 luglio per la prima volta in due anni, anticipando le possibili restrizioni idriche legate a El Niño, come è già avvenuto in passato.
- In Europa il fiume Reno rischia un calo dei livelli idrici che potrebbe tagliare la capacità delle chiatte fino al 75%, mentre alluvioni lampo minacciano il Nord Italia e i Balcani. India, Sud-Est asiatico e Australia affrontano rischi su monsoni, olio di palma, riso e grano, spingendo governi e aziende ad attivare piani di mitigazione.
La transizione del Pacifico equatoriale verso una fase attiva dell'Oscillazione Meridionale, nota come El Niño, si sta compiendo con una rapidità e una convergenza predittiva eccezionali nei modelli climatologici mondiali. Secondo i dati diffusi a metà maggio 2026 dal Climate Prediction Center della Noaa, il sistema ha superato la fase neutrale, registrando anomalie termiche positive nella temperatura superficiale del mare. Una situazione che ha portato i modelli statistici e dinamici ad attribuire una probabilità dell'82% all'insorgenza ufficiale del fenomeno nel trimestre maggio-luglio 2026, con una stabilizzazione che potrà raggiungere il 96% durante l'inverno boreale tra dicembre 2026 e febbraio 2027. Questo è un fenomeno naturale periodico, ma quest’anno le temperature oceaniche sub-superficiali nel Pacifico equatoriale registrano anomalie superiori di oltre 6 °C rispetto alle medie storiche, creando un serbatoio termico capace di alimentare un evento di categoria forte o molto forte, comunemente denominato Super El Niño o El Niño Godzilla.
Questo fenomeno avrà conseguenze anche sulla filiera del trasporto merci e sulla logistica, innestandosi in un contesto internazionale già segnato da tensioni geopolitiche ed energetiche, che amplificano le vulnerabilità delle catene di distribuzione. La crisi di Hormuz porterà conseguenze pure nei prossimi mesi, anche se l’accordo tra Usa e Iran reggerà e i transiti delle navi potranno riprendere a un ritmo regolare. Potrebbe aggravarsi la congestione dei porti, proprio mentre El Niño comincerà a esercitare la propria influenza sui principali canali di navigazione marittima e fluviale.
L’infrastruttura più esposta alle alterazioni indotte da El Niño è il Canale di Panama, per la sua dipendenza dalle riserve d'acqua dolce dei laghi Gatún e Alhajuela. Nel 2025 e nei primi mesi del 2026, precipitazioni abbondanti hanno permesso all'Autorità del Canale di Panama di mantenere le riserve sopra le medie storiche, garantendo un transito stabile di circa 38 navi al giorno senza restrizioni operative. L'inasprirsi dei modelli predittivi su El Niño ha tuttavia indotto l'autorità a varare una strategia di conservazione idrica preventiva, che consiste nella graduale riduzione del pescaggio massimo consentito per le navi in transito nelle chiuse Neopanamax. Dai primi giorni di luglio 2026, il limite massimo scenderà da 15,24 metri a 15,09 metri in acqua dolce tropicale. Questo provvedimento riguarderà una piccola parte delle navi, però è un segnale preoccupante, perché è la prima restrizione imposta sul canale dopo quasi due anni di stabilità idrologica.
In concreto, la riduzione del pescaggio colpisce le grandi portacontainer da 13mila-15mila teu impegnate sulle rotte pendulum dirette verso la costa orientale degli Stati Uniti, imponendo ai caricatori di alleggerire i carichi o ridistribuire i volumi su rotte alternative. La situazione è complicata dall'aumento della domanda di transiti da parte di navi cisterna e gasiere cariche di prodotti energetici esportati dagli Stati Uniti verso i mercati asiatici, una rotta accelerata dalle conseguenze del blocco dello Stretto di Hormuz. Con l'infrastruttura panamense che opera vicino al proprio limite fisico, i tempi di attesa per le navi non prenotate in direzione sud sono già saliti a una media di 10,6 giorni a inizio giugno 2026.
Gli esperti di idrologia dell'Autorità del canale segnalano che gli impatti più severi di un evento moderato o forte di El Niño sulle riserve idriche dei bacini panamensi tendono a manifestarsi storicamente con un ritardo di alcuni mesi rispetto all'anomalia termica del Pacifico, concentrando i maggiori problemi operativi nel corso del 2027. Quindi, l'Autorità sta già elaborando proiezioni operative per il prossimo anno, valutando l'ipotesi di ridurre il numero di transiti giornalieri se si dovesse ripetere lo scenario di siccità riscontrato nel biennio 2023-2024, quando il canale fu costretto a contrarre le operazioni fino a un minimo storico di circa diciotto slot di transito.
Le alterazioni meteorologiche legate a El Niño non risparmieranno l’Europa e in particolare la sua logistica interna e le idrovie, col rischio d’interruzioni delle catene logistiche di terra e lo spostamento dei flussi merceologici verso canali d'emergenza più costosi. Particolare attenzione andrà posta sul fiume Reno, l'idrovia interna più importante d'Europa, che sostiene il flusso di materie prime petrolchimiche, carbone, minerali e semilavorati metallurgici per i poli industriali situati lungo le sue sponde in Germania, Paesi Bassi e Svizzera. Le temperature elevate e la scarsità di precipitazioni estive collegate alle anomalie globali del 2026 fanno temere un calo dei livelli d'acqua del bacino e le simulazioni di rischio indicano la possibilità che l'idrometro di riferimento a Kaub scenda sotto la soglia di 75 centimetri nel corso dell'estate 2026: sotto questo livello, la capacità di carico delle chiatte fluviali si riduce ad appena il 25%, rendendo antieconomico o impossibile il transito dei carichi ordinari.
L'esperienza del 2022 ha mostrato che una crisi d'acqua sul Reno può far salire le tariffe di nolo per le chiatte sulla tratta Rotterdam-Karlsruhe di otto volte, ossia da circa 5 euro a oltre 40 euro per tonnellata, costringendo impianti come lo stabilimento Basf di Ludwigshafen a fermare la produzione per l'impossibilità di ricevere costantemente le materie prime per via fluviale. Il parco navale europeo per acque poco profonde, stimato in circa 8.900 imbarcazioni, richiederebbe investimenti di adeguamento superiori a 90 miliardi di euro, a indicare la difficoltà di soluzioni ingegneristiche a breve termine e la necessità per i caricatori di valutare una transizione verso ferrovia e gomma, vettori a loro volta saturi e limitati.
Mentre fenomeni di siccità colpiscono il centro-nord del continente, il cedimento delle cupole di calore estive sull'Europa meridionale favorisce lo sviluppo di eventi temporaleschi di forte intensità. Le precipitazioni concentrate su terreni inariditi dalla siccità provocano rapidi deflussi superficiali e colate di fango. Le aree a maggior rischio idrogeologico per l'estate 2026 includono l'Italia settentrionale, l'Austria, la Slovenia e l'intera regione balcanica. Le alluvioni improvvise rischiano di danneggiare o asportare rilevati stradali e linee ferroviarie che attraversano le valli di questi territori, interrompendo i corridoi terrestri usati per lo scambio di semilavorati e componenti tra gli agglomerati industriali della pianura padana e quelli dell'Europa centrale. L'interruzione dei collegamenti terrestri costringe gli operatori a ricorrere a percorsi alternativi su strada che aggiungono giorni di transito a catene di montaggio organizzate secondo criteri just in time, spingendo la ricerca di spazio sui voli cargo d'emergenza e facendo salire le tariffe aeree regionali.
El Niño è un fenomeno ormai globale, quindi le sue conseguenze ricadono in tutti i continenti. In Asia meridionale può ridurre le precipitazioni monsoniche, fino al venti percento, innescando una siccità prolungata che colpirebbe le rese di riso, grano, zucchero, cotone e soia e quindi anche i flussi di trasporto che interessano questi prodotti. Anche l’agricoltura australiana potrà essere colpita, contraendo la produzione di grano destinata all'esportazione verso i mercati asiatici. Inoltre, dalla primavera, tra settembre e novembre, e fino al picco estivo tra dicembre e febbraio, il paese deve fronteggiare un elevato rischio di incendi boschivi lungo le coste orientali, che minacciano le infrastrutture ferroviarie e portuali attraverso cui transitano i flussi globali di minerale di ferro e carbone.
Nelle Americhe, El Niño genera impatti divergenti. Oltre al caso citato di Panama, in Sud America, mentre le aree settentrionali del Brasile risentono di una siccità che accresce il rischio d’incendi in Amazzonia, con effetti che si manifesteranno pienamente nel corso del 2027, le regioni costiere occidentali di Perù ed Ecuador sono soggette a piogge alluvionali e colate detritiche che mettono a rischio l'estrazione mineraria del rame e le infrastrutture portuali dedicate all'esportazione di idrocarburi e prodotti ittici. In Brasile, le precipitazioni residue da La Niña hanno favorito i raccolti di soia all'inizio del 2026, ma la prospettiva di siccità future spinge il Governo a destinare quote crescenti di olio di soia alla produzione interna di biocarburanti, fino al 20% nel biodiesel, per proteggere il mercato interno dagli shock di fornitura energetica legati alla crisi in Medio Oriente, riducendo la quota destinata all'esportazione globale.
Per garantire la continuità aziendale e proteggere la redditività dei flussi di fornitura, l’intera catena della fornitura deve intervenire su più fronti. Il primo riguarda la mappatura granulare della catena di fornitura fino al secondo e terzo livello, per superare la visibilità limitata al fornitore primario e individuare l'esposizione reale delle materie prime chimiche e industriali ai punti di strozzatura logistici sensibili, come il fiume Reno o i porti del Sud-Est asiatico, identificando l'origine dei componenti elettronici e dei semilavorati prima che si verifichino interruzioni delle forniture. Un secondo intervento riguarda la costruzione preventiva di scorte di sicurezza per le materie prime sensibili ai fattori climatici e provenienti dalle aree a maggior rischio d'incendio o alluvione, da completare prima del picco atteso delle anomalie termiche tra novembre 2026 e gennaio 2027, per evitare di dover acquistare forniture d'emergenza a prezzi spot elevati.
Il terzo fronte è la diversificazione modale, attraverso l'integrazione di opzioni multimodali che combinano trasporto marittimo, aereo e terrestre per aggirare le congestioni portuali e i blocchi dei canali interni. Sul piano commerciale, è utile negoziare contratti di trasporto con formule chiare di indicizzazione del carburante e clausole trasparenti per la ripartizione dei supplementi di alta stagione, limitando il ricorso al mercato spot, che resterà soggetto a un'elevata volatilità per tutto il 2026.
Un ulteriore strumento è rappresentato dalle coperture assicurative parametriche, che proteggono i flussi finanziari aziendali dai danni derivanti da interruzioni logistiche indirette, come il calo idrometrico del Reno o i ritardi di transito a Panama, attraverso polizze che garantiscono rimborsi rapidi al superamento di soglie fisiche misurate da enti meteorologici indipendenti, bypassando le procedure di accertamento dei sinistri tradizionali. Infine, le aziende sono chiamate a valutare piani di contingenza energetica per i poli produttivi situati in paesi a forte dipendenza idroelettrica, predisponendo sistemi di generazione ausiliari o investendo in soluzioni di accumulo e autoproduzione da fonti rinnovabili, per limitare i rincari tariffari e i blackout indotti dalla siccità.
Antonio Illariuzzi










































































